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Vanlife (Shutterstock)

Molti nomadi digitali scelgono di trasferire la propria vita lavorativa e la propria abitazione in un camper: ecco perché e qual è la comodità

La vanlife, vita da furgone, è un fenomeno in forte crescita, tanto da diventare un vero e proprio status symbol fra i viaggiatori e fra i nomadi digitali.

Qualche decennio fa vivere in un camper era segno di povertà e fallimento nella vita, una sorta di soluzione di ripiego per le persone disagiate e sfortunate che non avevano altro posto dove andare. Oggi questa concezione è decisamente cambiata, tanto da avere un significato diametralmente opposto. Le vendite di Winnebago Industries, il gigante americano dei camper, nel 2020 sono aumentate del 219% e le prenotazioni addirittura sono schizzate a un +4500%. Questa tendenza si sta affermando sempre di più anche nel Vecchio Continente”. Basta guardare cosa sta avvenendo online per capire che anche in Europa quello dei vanlifer si sta delineando sempre di più come uno stile di vita in crescita costante!

Uno dei pionieri in Italia della vanlife è Gianluca Gotto, di cui avevamo già parlato nei precedenti articoli, che ha abbandonato la sua vita a Torino e ha deciso di lavorare (di professione è un web-writer e autore di libri) in camper in giro fra Indonesia, Messico, Portogallo. L’esigenza di chi vive in camper è quel bisogno di fuggire da una routine quotidiana, sempre più stressante e frenetica, all’insegna della semplicità e del contatto con la natura. Non è un caso che il lavoro da remoto è aumentato del 400% negli ultimi dieci anni. Questa tendenza è stata accelerata esponenzialmente della pandemia Covid-19. Quest’ultima soluzione offre la possibilità di viaggiare senza limiti e senza preoccuparsi più degli elevati costi di affitto per alloggio, di trasporto, di orari e collegamenti vari. A parte l’assicurazione, la tassa di circolazione, il carburante e il cibo, ci sono molte meno cose da pagare quando si sceglie di vivere, viaggiare e lavorare in camper.