Nomadi Digitali Dietro-Front
Nomadi Digitali Dietro-Front (Shutterstock)

La vita da nomade digitale, in giro per il mondo, lavorando con una connessione Internet e il proprio computer ha molti vantaggi. Ma ci sono dei casi in cui succede il contrario: un nomade può decidere di tornare a casa e rinunciare alla sua vita da freelance

Partire solo con il proprio zaino, lavorando tramite una connessione Internet da qualsiasi parte del mondo e considerare il mondo come la propria casa è il mantra di ogni nomade digitale: ma, nonostante la vita da copertina Instagram, spesso vivere da nomade è molto più difficile di quello che si pensi. Da qui, molte sono le decisioni di lasciare la nuova routine e fare un dietro-front per tornare alla propria vita normale.

Pieter Levels è uno di quei giovani che ha abbandonato il posto fisso, partendo all’avventura e fondando dodici start-up digitali in un solo anno(tra le quali, NomadList e RemoteOk). Nonostante questo, a un certo punto qualcosa è cambiato. “Ero nel mio appartamento a Medellin, in Colombia, guardavo fuori dalla finestra e improvvisamente realizzai che non conoscevo nessuno lì”, ha raccontato in un’intervista a Quartz. “Iniziai a sentirmi perso, a domandarmi chi fossi. Quando ti muovi da un posto all’altro e non stringi legami a lungo termine, perdi gran parte della tua identità”. La sua vita gli aveva dato la libertà che aveva sempre cercato, ma lo aveva reso solo. Così, dopo tre anni di avventure, Levels ha prenotato un biglietto per tornare indietro al suo vecchio appartamento di Amsterdam.

Il problema, a cui risponde il fondatore di Nomadidigitali.it Alberto Mattei, è nella definizione che si da del termine “nomadismo digitale”: “Non si tratta né di essere viaggiatori, né di essere nomadi nel significato antropologico del termine: è un neologismo che indica un nuovo modo di lavorare, potendosi spostare quando se ne sente il bisogno”. Insomma, non è detto che per alcuni rinunciare alle proprie comodità sia un plus nel proprio stile di vita, portando magari il proprio lavoro in spazi di co-working piuttosto che in un ufficio tradizionale.

“Pieter Levels potrebbe aver vissuto un’esperienza diversa da quella del ‘nomade digitale’ e più simile a quella di un travel-blogger, obbligato a spostarsi in continuazione. E probabilmente è per questo che ha deciso di fermarsi”.