Il pollo turbo dovrebbero evitarlo tutti, senza alcuna distinzione: scopriamo perché non va mangiato e come riconoscerlo.
Come suggerisce il nome (seppur non tecnico), il pollo turbo è quello che cresce alla velocità della luce per finire il più rapidamente possibile sulle nostre tavole. Non parliamo necessariamente di allevamenti intensivi, ma anche di aziende più piccole che, magari, lavorano per ottenere il massimo del profitto in poco tempo. Questa crescita rapida è innaturale e influisce naturalmente anche sul prodotto finale. Quindi, è bene riconoscerlo ed evitarlo come la peste.
Innanzitutto, una precisazione è necessaria: prezzo più alto non significa necessariamente carne migliore. Allo stesso modo, neanche diciture come “senza antibiotici”, “origine Italia”, “senza OGM” o “allevato all’aperto” si traduce con pollo non turbo. A dircelo sono i numeri: secondo CIWF Italia, la grande maggioranza del pollame allevato nel nostro Paese proviene da allevamenti intensivi, dove gli animali vengono selezionati per crescere il più rapidamente possibile e raggiungono il peso giusto intorno ai 40 giorni di vita.
I polli turbo, infatti, appartengono a linee genetiche selezionate proprio per raggiungere rapidamente il peso di macellazione e sviluppare una muscolatura piuttosto pronunciata, soprattutto nella zona del petto.

Pollo turbo: come riconoscerlo?
Riconoscere un pollo turbo è fondamentale, sia per la propria salute che per quella dell’ambiente. Inutile sottolineare quanto siano impattanti gli allevamenti intensivi, per non parlare del benessere animale, quindi un acquisto consapevole è oggi come non mai necessario. Innanzitutto, secondo diversi studi la crescita accelerata comporta ‘danni’ ben precisi e visibili sulla carne: striature bianche (o white striping sono legate a un accumulo anomalo di grasso nel muscolo), petto legnoso (o wooden breast, consistenza dura) e carne a spaghetti (spaghetti meat).
Questi segnali, pur essendo chiari, non bastano per avere la certezza che la ciccia in questione sia di un pollo selezionato geneticamente per essere turbo. È utile, come sempre, leggere l’etichetta, concentrandosi su: tipo e metodo di allevamento (non sempre l’informazione sulla velocità di accrescimento è riportata) e prezzo. Se possibile, prima di procedere con l’acquisto è bene informarsi in rete sull’azienda produttrice. Se non si vogliono correre rischi, però, la soluzione è una: scegliere un marchio biologico europeo (UE 2018/848).
I prodotti certificati biologici garantiscono che il pollo è stato allevato fino a un’età minima (81 giorni) oppure proviene da tipi genetici a lento accrescimento adatti all’allevamento all’aperto.




















