Airbnb
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Dal mese prossimo portali come Airbnb dovranno comunicare i codici fiscali dei locatori alle Entrate. Ecco cosa prevede la normativa europea

Continua la caccia all’illegalità degli affitti brevi, che spopolano soprattutto nelle grandi città italiane. Con la sentenza emessa lo scorso 22 dicembre, la Corte di giustizia europea ha finalmente chiarito, dando solo in parte torto ad Airbnb nel ricorso sul regime fiscale italiano per le locazioni brevi introdotto nel 2017. In particolare con la sentenza si stabilisce che la legge può chiedere di raccogliere informazioni e dati sulle locazioni effettuate, e di applicare la ritenuta d’imposta alla fonte prevista dal regime fiscale nazionale. La notizia è riportata da Il Sole 24 ore. La Corte, dall’altra parte ha dato ragione ad Airbnb sulla parte relativa all’obbligo di nominare un rappresentante fiscale, in quanto considerato “una restrizione sproporzionata alla libera prestazione dei servizi”.

Cosa cambia dal 1° gennaio 2023

Scattano quindi nuovi adempimenti per proprietari e operatori del settore a partire dal 1° gennaio 2023. In particolare, i codici fiscali dei locatori, i redditi percepiti e i dati catastali degli immobili affittati dovranno essere comunicati all’agenzia delle Entrate. Chi non invia la seguente comunicazione sarà “bloccato” dal Fisco nello svolgimento delle sue attività.